RAZIONALE
Il tromboembolismo venoso è una malattia cardiovascolare molto comune. Ancora oggi rimane al terzo posto tra le cause di morte nella popolazione generale, dopo la cardiopatia ischemica e l’ictus cerebrale ischemico, ed al primo posto nei pazienti ospedalizzati.
Nel corso degli ultimi decenni la terapia anticoagulante si è arricchita di nuovi farmaci che hanno reso possibile, grazie alle numerose evidenze scientifiche, un adattamento sempre migliore alla eterogeneità dei pazienti.
La terapia anticoagulante iniettiva rimane fondamentale per la profilassi del TEV e per la cura della TVS, mentre la combinazione tra iniettivo ed orale (AVK o DOAC) rappresenta il caposaldo
del trattamento attivo e della prevenzione delle recidive, nel breve – medio e lungo termine, nelle più comuni manifestazioni cliniche del TEV.
Focalizzando l’attenzione sugli anticoagulanti parenterali, il loro uso è sicuramente ben consolidato e routinario nella pratica clinica della medicina generale e della medicina specialistica, confrontandosi quotidianamente con la profilassi dei pazienti a rischio di TEV (a livello ambulatoriale e nel post-dimissione) e nella gestione dei pazienti con TVS, TVP ed EP.
Teoricamente tutto dovrebbe essere abbastanza chiaro, ma nella pratica clinica le difficoltà emergono nella prescrizione di farmaci che pur appartenendo alla stessa classe possono presentare differenti indicazioni in scheda tecnica e in particolare nelle modalità distributive (DD, DPC, Convenzionata) con ricaduta immediata sull’aumento ingiustificato della spesa farmaceutica a carico del SSN.
L’evento scientifico è stato strutturato come dibattito aperto tra MMG e Specialista proponendosi l’obiettivo di fare chiarezza sull’uso delle terapie anticoagulanti parenterali nell’ambito del TEV, arrivando a definire un percorso diagnostico terapeutico condiviso, che permetta - in continuità tra ospedale e territorio - di gestire nel modo migliore la cura più indicata per il paziente.
Prof. Egidio Imbalzano - Dr Giuseppe Galletta